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Nebrodi - Sicily by Sicily - Tour Operator
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2 Apr

Nebrodi

I Nebrodi sono una catena montuosa, nella provincia di Messina, facenti parte dell’Appennino Siculo. Essi si affacciano sul Mar Tirreno a nord e sull’Etna verso sud.

Il paesaggio è asimmetrico e il clima umido favorisce lo sviluppo sia di fauna che di una folta vegetazione.

I boschi che lo ricoprono costituiscono il Parco regionale dei Nebrodi, che con i suoi 86.000 ettari è la più grande area naturale protetta della Sicilia.

Il clima del territorio differisce pesantemente da quello delle coste siciliane a causa dei complessi boschivi, che portano ad avere inverni più lunghi ed estate calda ma non afose. Le temperature medie interne non tendono a superare gli 8 e 12 °C, con fenomeni atmosferici come neve e nebbia per nulla rari, ma che garantiscono il giusto grado di umidità per l’esistenze di certi tipi di bosco, come il faggio.

Uno dei simboli del parco è il Lago Biviere di Cesarò, le cui acque limpide non falliscono a rapire lo sguardo.

È immerso in un fondovalle fittissimo di vegetazione della faggeta Sollazzo Verde, sul versante meridionale della catena dei Nebrodi, a quota 1278 metri s.l.m., esso si stende tra le faggete delle pendici nordorientali di Monte Soro e quelle nordoccidentali di Monte Scafi a circa 5 chilometri dall’artificiale lago Maulazzo.

Quest’ultimo è un piccolo lago artificiale di circa 5 ettari del Parco dei Nebrodi, situato nella faggeta Sollazzo Verde, ricadente nel comune di Alcara Li Fusi e posto alle pendici di Monte Soro. Fu realizzato intorno agli anni 80 dal Corpo forestale della regione siciliana.

 

La cascata del Catafurco è una cascata naturale che si forma in corrispondenza di un dislivello di circa 30 m lungo il corso del torrente San Basilio. Alla base della cascata le acque si raccolgono in una cavità naturale, scavata nella roccia, chiamata Marmitta dei Giganti, dove, nella bella stagione, è possibile bagnarsi.

 

Potrete trovare mandrie libere di cavalli sanfratellana galoppare lungo la faggeta di Monte Soro, la vetta più alta dei Nebrodi, oppure ammirare la bellezza dei panorami, con la sagoma dell’Etna visibile in lontananza.

 

La flora nella fascia termomediterranea (700-800 metri s.l.m.) è ricoperta da boschi sempreverdi, alternata a zone di macchia mediterranea che comprende specie quali l’Erica arborea, la ginestra spinosa, il corbezzolo, il mirto, l’euforbia, il lentisco ed il leccio.

Più in alto (1000-1200 metri s.l.m.), la fascia mesomediterranea costituita da formazioni di boschi caducifogli in cui dominano le quercete di Quercus gussonei, specie affine al cerro ma da questo ben distinta morfologicamente, e, sul versante meridionale, da un particolare tipo di roverella, Quercus congesta. In alcune aree, come nel territorio di San Fratello si rinvengono inoltre lembi di lecceta mentre le aree non forestate sono occupate da arbusteti in cui si annoverano il prugnolo, il biancospino, la Rosa canina, la Rosa sempervirens, il melo selvatico, Pyrus amygdaliformis e Rubus ulmifolius.

Oltre questo punto troviamo la fascia supramediterranea, dove sono insediate estese formazioni boschive a cerreta e a faggeta. È questo il limite meridionale dell’areale del faggio. Un altro elemento peculiare è rappresentato dalla presenza dell’acero montano, di cui è segnalato un esemplare alto 22 metri e 6 di circonferenza, annoverato tra gli alberi monumentali d’Italia. Il sottobosco rigoglioso presenta svariate specie di piante tra le quali vi sono l’agrifoglio, il pungitopo, il biancospino e il tasso. Quest’ultima specie è presente, all’interno del bosco della Tassita, con esemplari maestosi che raggiungono i 25 metri di altezza.

Un tempo regno di cerbiatti, i Nebrodi (il cui significato deriva dal greco Nebros, che vuol dire appunto cerbiatto) costituiscono ancora la parte della Sicilia più ricca di fauna, nonostante il progressivo impoverimento ambientale. Il Parco ospita comunità faunistiche ricche e complesse.

Tra i mammiferi si segnala la presenza del suino nero dei Nebrodi, del cinghiali, volpi, istrici, ricci, gatto selvatico, martore, donnole, lepri, conigli, ghiri(seppure rari), dell’arvicola di Savi, topo selvatico, moscardini, toporagno di Sicilia, del mustiolo e del quercino.

Tra i rettili la testuggine comune e la testuggine palustre siciliana, il ramarro occidentale, la luscengola e il gongilo. Numerose le specie di serpenti tra cui il biacco e la natrice dal collare.

Tra gli anfibi sono presenti il discoglosso, il rospo smeraldino siciliano e la rana verde minore.

Sono state classificate circa 150 specie d’uccelli, fra i quali alcuni endemici di grande interesse come la Cincia bigia di Sicilia ed il Codibugnolo di Sicilia. Le zone aperte ai margini dei boschi offrono ospitalità a molti rapaci come lo Sparviero, la Poiana, il Gheppio, il Falco pellegrino, e l’Allocco mentre le aree rocciose aspre e fessurate delle Rocche del Crasto sono il regno dell’Aquila reale. Il Tuffetto, la Folaga, la Ballerina gialla, il Merlo acquaiolo ed il Martin pescatore preferiscono le zone umide, mentre nelle aree da pascolo non è difficile avvistare la ormai rara Coturnice di Sicilia, la Beccaccia, l’inconfondibile ciuffo erettile dell’Upupa ed il volo potente del Corvo imperiale. Tra l’avifauna di passo meritano d’essere citati il Cavaliere d’Italia e l’Airone cinerino.

Ricchissima è infine la fauna d’invertebrati. Ricerche scientifiche recenti hanno portato a risultati sorprendenti: su seicento specie censite riguardanti una piccola parte della fauna esistente, cento sono nuove per la Sicilia, venticinque nuove per l’Italia e ventidue nuove per la scienza. Tra le forme più rilevanti sotto l’aspetto paesaggistico, si citano le farfalle (oltre settanta specie) ed i Carabidi (oltre centoventi specie).

 

Le Rocche del Crasto sono un rilievo alto 1.315 metri che appartiene alla catena dei monti Nebrodi, appartenenti all’Appennino siculo. Sono costituite prevalentemente da roccia calcarea dell’era mesozoica.  Il rilievo presenta diversi specchi di faglia esposti che formano spettacolari pareti di roccia. La più interessante e lo specchio di faglia a strapiombo della Valle Calanna su cui nidifica l’aquila reale. Su uno dei suoi versanti si apre anche la Grotta del Lauro, ricca di stalattiti e stalagmiti.

 

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